Jack e la Furia (by Friez)

JACK E LA FURIA

(by Friez)

…E soprattutto ricordati sempre di una cosa: temi l’uomo tranquillo.

-Cazzo, che locale di merda!-

La sera prima Jack aveva dormito poco, il viaggio per arrivare a Milano era stato lungo e scomodo. Del resto non poteva permettersi che un biglietto per una carrozza di seconda classe, pazienza!

La giornata l’aveva trascorsa a cercare Susan in quei cazzo di locali latinos. Jack pensava che forse la dritta che gli aveva dato Igor era totalmente farlocca, ma era l’unica in suo possesso, quindi… calma e gesso!

Ma come si fa a stare calmi quando hai mal di testa, hai dormito poco e proprio quando ritorni a casa, dopo quasi un anno di assenza, ti dicono che dei balordi hanno portato via tua sorella?

Un gruppo di idioti tutti tatuati, coi capelli lunghi e vestiti di pelle, seduti al tavolo vicino, facevano troppo casino. Stavano davvero esagerando. Bevevano e poi andavano ai bagni, chiaramente per sniffare, poi tornavano al tavolo e si spintonavano tra loro, schiamazzando.

-Deficienti!-

Avevano aumentato gradualmente il volume delle loro voci per farsi sentire in mezzo a quel casino e ormai urlavano. Battevano i pugni sul tavolo e adesso uno di loro aveva anche acceso un sigaro.

Jack odiava il fumo! Stava guardando in tralice quel fenomeno, che produceva le sue volute di fumo pestilenziale, quando due di loro iniziarono a prendersi a cazzotti sul petto e sulle spalle. Sempre più forte.

Jack si alzò lentamente, voleva spostarsi da lì, non li sopportava più. Ma ecco che proprio in quel momento uno dei due si alzava e spingeva con forza l’altro, il quale tentava di aggrapparsi all primo, ma poi finiva lungo disteso proprio sul tavolino di Jack, rovesciandolo. Insieme al tavolino anche il drink di Jack finiva a terra e a lui non rimase che guardare il contenuto del bicchiere versato sul pavimento piastrellato.

Dopo alcuni secondi di silenzio Jack vide che il cretino si stava rialzando da terra, imprecando. Nessuna scusa per il danno fatto, nessuna parola, nemmeno un vaffanculo. Niente!

«Hey! Ma che cazzo!» imprecò allora Jack

«Che vuoi, hai dei problemi hombre?» gli fa il tipo con sguardo duro

«Esatto! E se continui così li avrai anche tu!»

In quel momento il tipo col sigaro, che sembra il capobanda, si alza in piedi a sua volta e si avvicina facendo da parte il suo amico. E’ grosso, e almeno una spanna più alto di Jack. Fa la faccia truce: «Non lo sai che chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni, idiota?» si mette a strillare a un metro dal grugno di Jack.

«E tu non lo sai che il fumo fa male?» gli risponde lui, sempre con calma. Poi in un lampo gli molla uno sganassone che lo fa volare tramortito in braccio agli altri due tatuati della banda, ancora seduti.

«Vedi? Che ti avevo detto? Fumare è dannoso!»

Jack butta un occhio rapidamente tutto intorno, poi fa due passi alla sua destra piazzandosi in mezzo al corridoio che corre tra i tavoli -meglio avere spazio intorno quando ci si trova in mezzo a una rissa. Fra un attimo, non appena si riprenderanno dallo stupore, si scatenerà l’inferno e mi saranno tutti addosso-

Ma ormai ecco che la Furia silenziosa, che ben conosce ma domina a mala pena, sta montando dentro di lui come fa il caffè nella caffettiera, ribollendo.

– Ora sono cazzi vostri! Tre, due, uno – conta mentalmente-

Infatti, ecco che ripresisi dalla mossa fulminea di quello sconosciuto adesso arrivavano, tutti insieme come caproni infuriati. Anche i tatuati si sono incazzati, ma non sanno quanto lo sia Jack.

…Un pensiero gli attraversa la mente, mentre stringe i pugni con forza: – Adesso spacco tutto! -.

–Seconda Parte–

In tre gli si avventano contro, inferociti e urlanti, Jack si abbassa sulle gambe e sferra un potente calcio nello stomaco di quello più vicino, il quale si piega in due premendosi le mani sul ventre; in una frazione di secondo assesta un pugno in pieno volto a quello sulla sua destra, smorzandogli in bocca l’urlo di battaglia con le nocche della sua mano destra. Il terzo tatuato, intanto, cerca di afferrarlo al collo, ma Jack schiva la mossa e prendendo al volo una sedia dal tavolo di fianco la sbatte con violenza addosso al tipo, fracassandola.

– Non costruiscono più le sedie solide come quelle di una volta–

Il capo dei tatuati nel frattempo si è rialzato da terra, e anche gli altri, massaggiandosi le zone colpite, si stanno rifacendo avanti. Jack ha ancora in mano parte dello schienale della seggiola di legno, lo schianta sul tavolo di fianco sfasciandolo definitivamente. Ora gli restano in mano solo i due montanti, due bastoni di circa un metro ognuno. Li impugna quindi saldamente attendendo il nuovo assalto.

– Legno contro testa? Vince legno! – Pensa Jack, soppesando i due bastoni di buon legno di faggio.

Ma i tatuati si fanno coraggio urlando parolacce e bestemmiando, e adesso che il capo è di nuovo in piedi si sentono invincibili: cosa crede quello sconosciuto? Di poter battere i “Rebels”? Si è sbagliato di grosso!

«Bastardo! Ti pentirai di avermi preso alla sprovvista» urla il capo, scagliandosi nuovamente addosso a Jack, il quale sta pensando: – Fanno tutti lo stesso errore quando s’incazzano, cercano di saltarti addosso, di bloccarti o di buttarti a terra, sbagliato! –

Mulinando i due bastoni, Jack finta di spostarsi a sinistra e poi si butta a destra, nel frattempo scarica una potente bastonata proprio in mezzo alla fronte di quel colosso vestito di pelle e borchie. Quella sottospecie di bufalo rimane in piedi come stupito, Jack gli affibbia allora un’altra tremenda legnata, stavolta sul lato del cranio, è troppo per il colosso, il quale crolla nuovamente al suolo come un sacco di patate. I tatuati si guardano tra loro non sapendo più che fare – Il tipo sembra uno pericoloso! –

Uno di loro afferra una sedia e la solleva di fronte a lui, poi scavalcando il suo capo al suolo, si slancia contro Jack urlando «Figlio di putt…» non riesce a finire l’urlo che Jack, abbassandosi e appoggiando un ginocchio al suolo, gli scarica due potenti legnate all’altezza delle rotule «Arghhh!» grida il tipo cadendo a terra, la sua sedia intanto vola lontana.

Jack è parecchio incazzato, la Furia ormai lo pervade, adesso si è stancato di quei quattro idioti, e poi – tutto ‘sto casino sta attirando i curiosi e richiamando i buttafuori del locale – e Jack non vuole guai, non ha tempo da perdere. E’ lui, quindi, che si scaglia contro i due latinos ancora in piedi, con un balzo supera quelli ancora a terra e ancor prima di toccare il suolo li colpisce entrambi, mentre cercano di ripararsi con le braccia. Uno viene colpito alla base del collo, l’altro alla tempia. Quest’ultimo si gira su sé stesso, portandosi le mani alla testa, mentre l’altro incassa il colpo e cerca di arretrare. Jack gli tira altre due legnate sulla zucca, talmente forti da rompere uno dei due bastoni. Poi, ruotando su sé stesso, colpisce con un potente calcione, alla schiena, l’unico ancora in piedi della banda, mandandolo lungo disteso sotto i tavoli. Poi, come se niente fosse, lascia cadere i bastoni al suolo e arretra rapidamente, mescolandosi tra la folla incuriosita che nel frattempo si sta avvicinando per vedere cos’è successo. I componenti della banda intanto si lamentano, rotolandosi sul pavimento.

– Jack in effetti non sopportava il fumo, e nemmeno gli stronzi arroganti come quelli –

Arrivano anche i buttafuori, parlando fra loro concitatamente via radio «Ma chi è stato?» si guardano intorno.

«Nessuno ha visto qualcosa?» chiedono ai testimoni presenti.

«Mah, è stato tutto molto rapido, non ho ben capito chi è stato, però uno è scappato da quella parte» dice uno indicando con un gesto il corridoio verso il quale si è allontanato Jack.

Ormai un capannello di una ventina di persone si sta accalcando attorno alla zona della rissa per vedere cos’è stato tutto quel casino.

«Voi tenete sotto controllo quelli per terra» fa il tipo agli altri due buttafuori «Vado io dietro a quello che è scappato» poi si avvia velocemente in quella direzione, fino a quando, una ventina di metri dopo, un altro cliente del locale gli dice «E’ andato di là, stava correndo, indossa una giacca scura e una camicia bianca!»

«Grazie…» bofonchia il buttafuori, sfilando dalla cintura uno sfollagente di ferro telescopico e affrettandosi da quella parte

«Di niente, si figuri!» gli risponde Jack, e mentre quello ormai l’ha superato «Si affretti che lo può ancora prendere!» poi, con un leggero sorriso sul volto e con grande calma, si avvia verso l’uscita.

Le mani in tasca, una è sanguinante, di certo almeno un dente del capo dei tatuati è saltato, o si è spezzato «Amen, sarà contento il suo dentista» commenta Jack. La rabbia, così com’è montata, ora sta defluendo rapidamente, la gente sta lasciando il locale Latino, e lui se ne va mescolandosi fra loro. Una sirena della polizia squilla sempre più vicina, staranno venendo a caricare i partecipanti alla rissa, peggio per loro.

Domani è un altro giorno e Jack riprenderà la ricerca della sorella. Ormai nella sua lista non rimangono tanti locali latinos ancora da visitare.

– Dove avranno portato Susan, quei tossici di merda? –

–Terza Parte- –

…ho giurato che ti avrei protetta fino alla fine dei miei giorni!

Susan era più confusa del solito quella sera, quale schifezza le avevano fatto bere? La sua situazione stava peggiorando sempre di più. Era iniziato tutto come un gioco, un divertimento trasgressivo, ma adesso si stava trasformando in un vero e proprio incubo. Quando suo fratello era partito per arruolarsi, lei era rimasta da sola, senza un lavoro, senza uno scopo nella sua vita. Certo, lui ogni mese le mandava il bonifico sul conto corrente e i soldi non mancavano, ma una ragazza di vent’anni ha bisogno di fare le proprie esperienze, di avere una vita sociale!

Quando i loro genitori erano morti in quel tragico e maledetto incidente aereo, erano stati i nonni ad allevarli, almeno poterono finire entrambi le scuole dell’obbligo, ma poi anche i nonni avevano lasciato questa valle di lacrime, uno alla volta, a pochi mesi di distanza uno dall’altro, erano davvero inseparabili.

Jack aveva iniziato a frequentare dei delinquenti e aveva combinato brutte cose, che lo avevano indotto a scegliere se finire la sua vita in galera oppure cambiare totalmente vita. Aveva deciso così di arruolarsi nella Legione Straniera. Un giorno l’aveva detto alla sorella: «Susy, a fine mese vado a Nizza, in Avenue des Diables Bleu, mi hanno detto che l’arruolamento si fa lì. Non posso continuare così, perché prima o poi mi beccano di nuovo e finisco dritto in gattabuia, e io là non ci voglio più andare Susan, mi capisci? L’ultima volta ho quasi ammazzato di botte uno che mi rompeva i coglioni ogni volta che uscivamo nel piazzale per l’aria. Va a finire male di sicuro, lo sai bene cosa mi succede quando m’incazzo! E se faccio fuori qualcuno, è la volta buona che non esco più di galera, capisci?!»

«No Jack, non devi più finire dentro! Vai a Nizza e fai quello che devi! Ma io? Che farò io? Finora abbiamo vissuto in simbiosi io e te, mi hai fatto da fratello, da mamma e da padre, fin da quando siamo rimasti soli, ma ormai ho diciannove anni, e voglio vivere! E anche tu, anche se ne hai quindici più di me, hai ancora una vita davanti. Ce la puoi fare a cambiare Jack, devi farlo!»

«Ma dovrò stare via un anno Susy, un lungo anno senza vederti! Sono preoccupato per te, cosa farai? Tu qui non conosci nessuno, da quando siamo scappati dalla nostra città, per colpa mia e dei guai nei quali mi ero cacciato, non siamo riusciti a inserirci in questo ambiente, dove la gente nemmeno si saluta quando s’incontra! Milano da bere? Si, forse da ubriacarsi volevano dire!»

«Io ce la farò a badare a me stessa, m’iscriverò in palestra… anzi, a proposito, sai che una cassiera che ho conosciuto al supermercato mi ha detto che cercano delle ragazze per allestire le scaffalature? Un lavoro part time, andrò a sentire se mi prendono lì… ma vedrai che qualcosa troverò. Adesso è più importante che tu ti trovi una sistemazione per toglierti dalla strada…» si fermò un secondo e poi con un sospiro riprese a parlare «Si, lo so bene come diventi quando ti incazzi… non farmici neanche pensare Jack… per carità!»

Il ragazzo si stava sfregando nervosamente le mani, poi se le passò fra i capelli, quasi a scacciare i cattivi pensieri. Guardò in viso la sorella, la vedeva come se fosse poco più di una bambina, anche se le forme femminili s’iniziavano a notare parecchio. Era carina Susan, e lui le voleva un bene dell’anima.

«Dovrei guadagnare benino se mi prendono, e non me ne farò niente di quei soldi, la vita militare nelle colonie oltremare non è che ti permetta di fare chissà che cosa… ti manderò parte dello stipendio, ogni mese! E poi ci sentiremo spesso via internet… e poi…»

Susan si alzò dalla sedia dov’era seduta, accanto al tavolo, e prese la testa del fratello fra le mani: «Jack… tranquillo! So badare a me stessa, fidati di me!»

Adesso stava pensando a quelle parole, specialmente a quel “fidati di me”. Ma invece era stata una stupida. Le era bastato conoscere gente nuova in palestra, andare a ballare qualche sera e frequentare posti nuovi, per conoscere la gente che poi l’aveva fatta arrivare fino a lì.

Il Flamingo era un locale latino dove spacciatori e prostitute agivano pressoché indisturbati, anche dalla legge. Era il regno della gang dei salvadoregni: “LOS IMPOSIBLE”, gente dura e spietata che si era conquistata il proprio spazio tra la malavita del capoluogo lombardo col sangue, battagliando con la Mafia Nigeriana, la Camorra, e con la criminalità albanese, magrebina e dell’est Europa.

Delle ragazze della gang avevano avvicinato in palestra quella ragazzina carina, che era sempre da sola, e poi, con la scusa dell’amicizia e del divertimento, l’avevano dapprima convinta a imparare i balli latini e poi a frequentare quei locali, fino ad arrivare al Flamingo. Una sera qualcuno le aveva versato qualcosa nel bicchiere, e poi, approfittando dell’effetto della droga, l’aveva portata in uno scantinato, una taverna, dove era stata violentata, da lui e da altre due o tre persone. Volevano avviarla alla prostituzione. Fortunatamente una delle sue amiche, Cecilia, che era lesbica e l’aveva presa in simpatia, l’aveva saputo, ed essendo la sorella di uno dei capi aveva interceduto per lei. Così era diventata la sua amante, ma Cecilia la tratteneva a sé con l’uso di droghe. – Non preoccuparti, è una cosa normale, non fa male! – le diceva sempre.

Lei non aveva detto niente a nessuno di quello che le era successo, tanto meno a Jack, quando la chiamava via internet, chissà cos’avrebbe fatto se fosse venuto a saperlo! Non voleva metterlo nei guai. E in qualche modo era anche riconoscente a Cecilia per averla salvata dalla prostituzione. Aveva visto come riducevano le ragazze avviate a quella schiavitù… una cosa terribile, disumana! Non poteva neanche pensarci… si sarebbe ammazzata piuttosto.

Ma col tempo Cecilia la coinvolgeva sempre di più nei suoi festini a base di Maria, Coca e sesso di gruppo, saffico naturalmente, e voleva sempre che Susan partecipasse con lei, oltretutto era una donna insaziabile. Susan si sentiva debole, anche a causa della droga e aveva paura di quello che sarebbe potuto succederle se avesse osato contraddirla.

Quella sera Cecilia le aveva portato un drink, ma dentro doveva averci messo qualcosa, perché Susan si sentiva strana, la vista le si era un po’ annebbiata e sentiva il suono della musica come se fosse attutito da un qualcosa, ovattato… Era seduta su uno sgabello davanti al bancone bar e alla luce dei faretti, nella penombra del locale, si stava guardando nello specchio di fronte, quando improvvisamente sentì una voce dietro di sé: «Non girarti, non guardarmi e non parlarmi. Susan, sono io, Jack!»

Le si gelò il sangue nelle vene. Guardando sempre nello specchio davanti a sé, intravvide la figura del fratello sbucare da dietro di lei e sedersi sullo sgabello di fianco, appoggiando i polsi al bancone, senza guardarla.

-Oddio mi ha trovata! Jack, oddio, non fare stronzate o ti ammazzano! – pensò sforzandosi di fare finta di niente, come le aveva ordinato il fratello.

«Un rum invecchiato» sentì ancora la voce calma del fratello che ordinava da bere al barista.

Dopo aver sorseggiato un po’ di rum Jack parlò nuovamente, lentamente e fermandosi di tanto in tanto per bere: «Susan, spero solo che tu stia bene. Ti porto via di qui, stasera stessa! Per adesso fai finta di niente, devo ancora capire chi comanda qui e come sono organizzati. Fra mezzora vieni ai bagni, ti troverò io, tu non cercarmi e non parlare con nessuno, chiaro? Se hai capito tutto, batti due volte la mano destra sulla coscia, come se andassi a tempo con la musica»

Susan batté due volte la mano, quindi vide il fratello alzarsi e scomparire di nuovo dietro di lei.

SEGUE—->

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